Fedora 21, anche conosciuta come fedora.next, uscirà tra 2 settimane e introdurrà una serie di novità, sia dal punto di vista delle features sia per quanto riguarda le immagini distribuite. Vorrei riassumere qui alcuni punti cardine per aiutare gli utenti ad orientarsi e a capire il perché di certe scelte, ma non è e non potrà essere il post risolutivo per capire tutti i dettagli.

Logo_fedora-next-unofficial

Già il ciclo di rilascio di un anno fa capire quanto lavoro c’è stato dietro a questa release, è stato saltato un ciclo di rilascio intero e nel 2014 ancora non abbiamo visto alcun rilascio di Fedora. Questo significa anche, che Fedora 20 sarà supportata per un periodo più lungo del solito. L’idea di un rilascio diverso di Fedora proviene dal Flock 2013, in cui per la prima volta si è parlato di questo approccio e dei vantaggi che esso comporta, ma tutti si sono resi conto che questo avrebbe  comportato anche un lavoro enorme e uno sforzo eccezionale da parte di tutta la community per realizzarlo. Allora qualcuno si è subito chiesto, e le voci che si sentono ancora adesso dicono: Ma perché Fedora.next?

La risposta non è così semplice come potrebbe sembrare, direi che la risposta parte da più lontano e forse addirittura qualche anno fa. Facciamo un passo indietro allora. Cosa è successo negli ultimi anni?

  • Le immagini ISO non stavano più su un CD ma sono diventate sempre più grandi, prima raggiungendo e poi sforando 1 GB di dimensione. Le nuove features nelle ultime due release spingono la versione live verso 1,5GB invece che verso il basso.
  • Il DVD di installazione contiene più di 4GB di software; un utente medio utilizza, in un’installazione “normale” forse il 30-40% del software presente, per trovarsi successivamente ad aggiornare gran parte dei pacchetti installati perché già obsoleti. Il risultato è un traffico dati inutile per l’utente di almeno 3GB.
  • Negli ultimi anni si sono aggiunte nuove immagini, prima ARM, che con le sue immagini poi è diventato architettura primaria, poi si sono aggiunte anche PPC64 e s390, considerate architetture secondarie, e infine c’è stato quello che ha fatto probabilmente scattare la molla, le immagini Cloud. Tutte versioni che fino a qualche anno fa non esistevano e che hanno portato a una confusione di immagini ad ogni rilascio di Fedora.

L volontà quindi è stata quella di semplificare il rilascio e di creare delle immagini adatte a diversi “use-cases”, ovvero immagini pre-costruite per utilizzi differenti, da qui la distinzione di quello che avrebbe indicato i prodotti:

  1. Workstation (per l’utente Desktop)
  2. Server
  3. Cloud (con varie immagini, sia per Cloud privati che pubblici)

Un esempio molto calzante in questo caso sono i LEGO! Invece di fornire agli utenti una scatola con 1000 pezzi di lego, dai quali ogni utente può costruirsi quello che gli piace, si vuole dare all’utente dei SET di LEGO già confezionati. Uno per l’astronave, uno per la costruzione di case e uno per giocare alla fattoria. Ogni set ha un obiettivo differente, ma se l’utente lo desidera, può utilizzare qualsiasi pezzo di LEGO dalla scatola dei 1000 pezzi per aggiungere quello che gli manca per il suo utilizzo preferito.

Lo stesso meccanismo è per i tre prodotti Fedora citati prima. Hanno un target ben preciso, ma tutti e tre si interfacciano con gli stessi repository, quindi è possibile installare applicazioni server su una workstation e viceversa, l’utente più esperto lo farà e utilizzerà quello che gli piace di più, un utente medio invece troverà nelle immagini preconfezionate tutto quello che gli serve per utilizzare Fedora al meglio.

Le immagini che vedremo sono poche, e benché tutte le versioni sono ottimizzate per hardware a 64bit, vengono (ancora) fornite immagini a 32bit. Non ha alcun senso, come spesso si vede, installare una versione 32bit su hardware 64bit! Non voglio tediare nessuno con la costruzione della ISO e i WORKING GROUP, è importante sapere che è stato abbandonato la differenziazione per Desktop Environment. Il DE è un di cui, fa parte di un anello esterno come dovrebbe essere, molto più importanti sono gli anelli che riguardano il cuore e la base. Ambienti di sviluppo, come stacks o environments ci sono ma possono essere considerate ‘secondarie’ ai fini dell’immagine stessa.

1) WORKSTATION

color-workstation

E’ sicuramente la versione che verrà scaricata di più e ci sarà un’immagine sola, LIVE, per entrambe le architetture. Il vantaggio della Workstation è che si potrà utilizzare senza installare nulla nel proprio sistema, e avrà a bordo anche tutto il necessario per il developer base. Inoltre ha tutto per la virtualizzazione, da GNOME-Boxes ad altri tool, e infine ha il supporto a Docker incorporato per testare o fare il deploy di applicazioni proprie o di terze parti. Il DE di default è GNOME, ma installare e aggiungere qualsiasi altro DE è possibile farlo in pochi attimi.

2) SERVER

color-server

Un’immagine molto specifica, pensata per un utilizzo server vero e proprio. L’immagine è un DVD di installazione che contiene molti applicativi specifici per la gestione a l’amministrazione di un server Linux.

3) CLOUD

color-cloud

Le immagini a disposizione sono di tipo RAW, quindi compresse, oppure qcow2, per un utilizzo diretto su Openstack. Ci sono due versioni per il Cloud privato, una cosiddetta Base e una Atomic. Molto bella la versione Atomic, perché pensata per essere utilizzata all’interno di un container Docker e può essere utilizzata quasi come GIT. Questo permette la gestione del sistema operativo potendo aggiornare e tornare indietro con facilità, per minimizzare il downtime del proprio Cloud. Naturalmente ci sono anche immagini EC2 per Cloud Pubblici, per ora solo su Amazon, ma a breve sono previsti altri.

Si vedrà che le immagini già per Fedora 22 aumenteranno e la scelta di partire con qualcosa di più contenuto, ma allo stesso tempo completo per l’utente medio, è una scelta intelligente, soprattutto dal punto di vista dei developer che possono concentrarsi sulle immagini proposte. Anche l’utente stesso avrà un vantaggio, perché capirà in pochi attimi qual’è l’immagine giusta per il suo utilizzo.

AGGIORNAMENTI

La risposta è sì :)

Sì, nel senso che si potrà utilizzare FedUp per aggiornare il proprio sistema dalla 20 alla 21, anche selezionando uno dei tre prodotti disponibili. L’opzione –product farà sì che l’aggiornamento installi tutto quello che è incluso nel prodotto prescelto, più i pacchetti che sono installati nel proprio sistema in questo momento come F20. Un esempio:

fedup --network --product=workstation 21

Questo farà sì che il sistema si aggiorni a F21 Workstation. Ovviamente si potrà cambiare il riferimento con altro prodotto.

Sta ad ognuno di noi a questo punto scegliere il metodo che si vuole utilizzare, nuova installazione o aggiornamento. L’opzione della scelta del prodotto toglie molti dubbi sulla qualità dell’aggiornamento stesso.

WHAT’S NEXT?

Fedora 22 poi non è così lontana e si è già al lavoro per essa. Le novità ci saranno e avremo più immagini, probabilmente. I tre prodotti, però, possono vivere una vita indipendente, nel senso che ci possono essere cicli di rilascio più o meno lunghi. E’ anche possibile che in futuro avremo non più tre ma quattro, cinque o sei prodotti. Tutto questo per adesso non esiste se non teoricamente, da sapere però che questo potrebbe accadere.

SCUSA, E LE SPIN?

Come sempre, tutte le spins, come l’immagine Docker o le immagini ARM sono disponibili sul sito http://spins.fedoraproject.org.

Buona Fedora, sono sicuro che vi piacerà!